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LA VERIFICA PREVENTIVA DELL’INTERESSE ARCHEOLOGICO. Normativa, procedure, esperienze

Il giorno 9 giugno 2017, alle ore 9:30, presso la sala G004 Viora dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Largo A. Gemelli 1 – Milano), la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici organizza un’interessante giornata di studi rivolta a studiosi e tecnici, pensata per gli archeologi ma anche per tutti coloro che operano nel campo degli appalti e si trovano a dover affrontare l’art. 25 del D.Lgs. 50/2016 che riguarda la Verifica Preventiva dell’Interesse Archeologico. Verranno analizzate e presentate la normativa, le procedure, le esperienze che consentiranno anche ai non archeologi di comprendere la “ratio” dell’articolo 25, per utilizzare la Verifica Preventiva dell’Interesse Archeologico come uno strumento efficace nell’organizzazione dell’appalto, al fine della pianificazione dei lavori e dei costi.

Locandina A3 La verifica preventiva dell’interesse archeologico

MURANO ARCHEOLOGICA. GLI SCAVI ALLE CONTERIE

Il giorno 25 gennaio 2017, alle ore 17, presso il Museo Archeologico Nazionale di Venezia, si terrà il primo incontro del ciclo

METRO V: incontri di archeologia metropolitana

dal titolo

Murano archeologica. Gli scavi alle conterie

a cura del dott. Gianfranco Valle

 

La rassegna sarà introdotta dal dott. Alessandro Asta

(Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il comune di Venezia e Laguna)

L’ingresso alla conferenza è gratuito e l’accesso è dal cortile monumentale del Museo, piazzetta San Marco 17

Che cos’è la Verifica Preventiva di Interesse Archeologico?

 

La legge 109/2005 art. 2 ter (pubblicata in G.U. n. 146 del 25 giugno 2005) ha introdotto la Verifica preventiva di Interesse Archeologiconella fase di progettazione, puntualizzata negli articoli 95 e 96 del successivo D. Lgs. 163/2006.

Si tratta dell’accertamento di eventuali evidenze antiche per valutare il livello di interferenza tra l’opera da realizzare e il contesto archeologico, permettendo da un lato una tutela più efficace, dall’altro di limitare gli imprevisti ed i loro effetti su tempi e costi della realizzazione delle opere.

Il D.M. 20 marzo 2009, n. 60 (pubblicato in G.U. n. 136 del 15 giugno 2009) ha completato la normativa sull’archeologia preventiva con il “Regolamento concernente la disciplina dei criteri per la tutela ed il funzionamento dell’elenco previsto dall’art. 95, comma 2, del DL 12 aprile 2006, n. 163″ : è stato istituito un elenco in cui possono essere iscritti solo i soggetti in possesso della necessaria qualifica per eseguire la Verifica Preventiva dell’interesse Archeologico, in possesso cioè del Diploma di Specializzazione in Archeologia o del Dottorato di Ricerca in Archeologia. Le imprese che si trovano a dover chiedere consulenza ad un archeologo possono quindi sceglierlo da questo elenco, sulla base delle competenze territoriali o del curriculum.

La legge impone di trasmettere alla Soprintendenza territorialmente competente, prima della loro approvazione, copia dei progetti delle opere pubbliche o private da realizzare, correlati dalla Verifica preventiva di interesse archeologico.

Ma esattamente, che cos’è questa verifica e cosa prevede?

Si tratta di un documento in cui il professionista incaricato determina la probabilità di incidenza (detta anche potenziale archeologico) di resti archeologici con l’opera in progetto attraverso quattro operazioni:

  • Raccolta dei dati di archivio e bibliografici
  • Lettura geomorfologica del territorio
  • Foto interpretazione
  • Ricognizione di superficie

La raccolta dei dati bibliografici e d’archivio fornisce informazioni sulla storia e l’archeologia del territorio; la lettura geomorfologica del terreno permette una valutazione interpretativa delle aree coinvolte in relazione alle loro potenzialità insediative; la foto interpretazione aerea contribuisce, attraverso il riconoscimento di diversi tipi di anomalie, ad identificare macroevidenze archeologiche relativamente superficiali; la ricognizione di superficie permette di individuare nuovi elementi di interesse storico-archeologico.

L’art. 96 prevede una seconda fase, integrativa a quella di progettazione preliminare, in cui vengono eseguiti, su richiesta della soprintendenza, dei carotaggi, delle prospezioni geofisiche o dei sondaggi archeologici.

I carotaggi sono uno strumento utile, soprattutto in area urbana, per valutare la potenza della stratigrafia antropica che si dovrebbe incontrare nel corso degli eventuali e successivi lavori di scavo. Le prospezioni geofisiche sono invece utili in aree poco urbanizzate in cui si conosca già la tipologia strutturale dei resti e la loro profondità approssimativa. I saggi archeologici forniscono le informazioni più certe e meglio interpretabili da documentare, anche in mancanza di qualsiasi evidenza, secondo gli standard previsti dal ministero.

Tutte queste operazioni consentono di sapere, già in fase progettuale, quali saranno le possibili incidenze archeologiche in fase esecutiva e, di conseguenza, di valutare i costi degli interventi archeologici e apportare modifiche al progetto (come spiego qui).

Archeologia e Progetto: no ai ritardi e ai costi aggiuntivi

Il paradosso dell’archeologia: da un lato ogni cittadino italiano è orgoglioso del patrimonio culturale del nostro paese, si vanta della sua storia; dall’altro l’archeologia è vista come gravoso onere per l’avanzamento dei lavori.

Al contempo, la tutela del nostro patrimonio diviene cavallo di battaglia dei vari comitati del NO, sempre molto prolifici in Italia, che non hanno alcun interesse al bene archeologico o all’avanzamento della ricerca, ma sono semplicemente “contro” l’opera in costruzione, ritenuta “inutile e dannosa”.

Ma esiste un modo per unire le ragioni di tutela del nostro ricchissimo patrimonio archeologico a quelle di avanzamento dei vari lavori senza ritardi esecutivi o costi aggiuntivi?

La risposta è sì, e si chiama Archeologia Preventiva.

Ma che cos’è l’archeologia preventiva e perché dovrebbe essere un vantaggio per chi esegue il lavoro e non un costo superfluo?

Fare archeologia preventiva significa riuscire a definire in anticipo le potenzialità archeologiche dell’area interessata dall’opera ed in questo modo adeguare il progetto riducendo al minimo eventuali interventi sul terreno.

L’archeologia preventiva consente di stabilire dove e come intervenire sul terreno nella successiva fase esecutiva: ciò permette di valutare adeguatamente le tempistiche determinate dai lavori archeologici ed i relativi costi, evitando quindi la necessità di rifinanziamenti aggiuntivi in corso d’opera o ritardi esecutivi.

Attualmente tutto l’iter progettuale di archeologia preventiva è obbligatorio solo per le opere a totale o parziale finanziamento pubblico (D.Lgs. 163/2006, pubblicato nella G.U. n. 100 del 2 maggio 2006 ed in vigore dal 1 luglio 2006  vedi anche la sezione Normativa). Di fatto lo stato, avendo trovato un modo per prevedere costi e tempi, obbliga chiunque usi i suoi soldi ad applicare questo metodo; al privato viene lasciata la libertà di scelta, ma solitamente nessuno si avvale della consulenza dell’archeologo in fase progettuale.

Invece, quanto sarebbe utile l’archeologia preventiva in qualsiasi opera? Quanti costi successivi possono essere evitati? Quanti progetti possono subire delle variazioni, rispetto all’idea iniziale, per evitare che diventino poco proficui dal punto di vista economico?

Facciamo un esempio pratico: io, imprenditore, decido di acquistare un terreno per costruire un edificio con garage interrato. Normalmente mi avvalgo solo della consulenza dei professionisti abilitati alla redazione del progetto e della documentazione necessaria per ottenere il rilascio del permesso di costruire (D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 Testo unico dell’edilizia). Nel corso delle prime attività di scavo i lavori si interrompono a causa del ritrovamento di alcuni reperti archeologici che dichiaro subito alla competente Soprintendenza (D.L.gs 22.01.04, n. 42, “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, capo VI sezione I). La soprintendenza stabilisce che i lavori potranno proseguire solo in seguito a scavo stratigrafico; per velocizzare l’iter procedurale, mi rivolgo io stesso ad un professionista. Il danno economico è piuttosto rilevante: oltre al costo aggiuntivo e non previsto dello scavo archeologico, il cantiere viene sospeso per il tempo necessario ad effettuare la documentazione richiesta dalla Soprintendenza.

Quali sono invece i vantaggi nel coinvolgere un archeologo a livello progettuale?

Un buon inquadramento archeologico preliminare (di cui conosco il costo in fase di preventivo, senza sorprese di alcun tipo) mi consente di sapere se i lavori esecutivi potranno proseguire senza alcun impedimento o se dovrò far fronte ad uno scavo archeologico. Qualora emerga l’opzione “scavo archeologico”, potrò ricevere un preventivo che tenga conto sia della tempistica che dei costi: a questo punto eviterò i disagi ed i danni del “blocco cantiere”, in quanto l’intervento archeologico sarà inserito nel crono-programma lavori.

Avrò così la possibilità di valutare preliminarmente i costi dell’intera operazione economica: potrò modificare il preventivo di vendita dei singoli box auto in base ai costi esecutivi; potrò vagliare l’opzione di cambiare il progetto in relazione a quei costi.

L’archeologia non sarà più, quindi, uno “spiacevole imprevisto”, ma sarà utilissima a progettista e finanziatore per realizzare l’opera senza ritardi nei lavori e costi aggiuntivi.

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