Con il Dpcm del 14 febbraio 2022 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14 aprile 2022) sono uscite le Linee Guida per la Verifica Preventiva dell’Interesse archeologico.

L’articolo 1 di questo nuovo documento recita: “La verifica preventiva dell’interesse archeologico è volta a valutare l’impatto della realizzazione di un’opera pubblica o di interesse pubblico disciplinata dal decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, rispetto alle esigenze di tutela del patrimonio archeologico, riorientandone eventualmente le scelte progettuali ed esecutive.”

Ma l’archeologia preventiva non è solo questo, anzi. L’archeologia preventiva è volta alla realizzazione  dell’opera pubblica o di interesse pubblico suggerendo le scelte progettuali più adeguate sia dal punto di vista della spesa pubblica che da quello della tutela del patrimonio. Questo dovrebbe essere l’incipit delle linee guida di uno strumento tanto fondamentale come l’archeologia preventiva. Questo dovrebbe essere il giusto approccio verso l’archeologia preventiva che non è uno strumento ostativo all’opera, bensì uno strumento costruttivo: una buona progettazione archeologica, non isolata ma in sinergia e costante confronto con il lavoro degli altri progettisti, aiuta la realizzazione dell’opera stessa, influenzando le scelte progettuali in modo tale che non solo l’opera venga realizzata ma anche possa eseguirsi senza sforare né il cronoprogramma lavori, né il quadro economico previsto. È uno strumento volto a tutelare la stazione appaltante affinché non vengano fatte a monte delle scelte che porterebbero solo a ritardi nei lavori e contenziosi con l’impresa esecutrice.

Il messaggio che manda l’articolo 1 delle nuove Linee Guida è invece un messaggio ostativo: possiamo allora stupirci del fatto che quotidianamente le Soprintendenze vengano accusate di essere il “vero ostacolo” allo sviluppo infrastrutturale in Italia?

Comments ( 2 )
  • Luigi Malnsti says:

    Non è proprio così. La verifica preventiva dell’interesse archeologico deve essere svolta nella fase di valutazione della fattibilità dell’opera perché potrebbe verificarsi che il bene archeologico individuato nella fase preliminare degli accertamenti non sia tale da consentire la realizzazione dell’opera.
    Soltanto nella fase successiva, quando l’opera è comunque da ritenere realizzabile si può procedere ad una progettazione degli eventuali interventi archeologico necessari con una progettazione il più possibile accurata anche nella tempistica oltre che nella valutazione economica e che sia anche mirata alla realizzazione dell’opera in collaborazione con gli altri soggetti coinvolti.

    • SEMPER s.r.l. says:

      Anche suggerire che l’opera in quel punto e in quel modo non si possa fare è un atteggiamento costruttivo e non ostativo; trovare un’alternativa per la realizzazione, una variante, ecc.

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